Arrivate,la zia ci disse subito:<Potete andare dove vi
pare,in qualunque stanza,però,non dovete mai aprire la porta vicino la
cucina.>
Era una porta di legno con il bordo dorato:la stanza sembrava
piccola,ma non sapevamo cosa ci fosse dentro.
Noi ubbidimmo,ma solo il primo giorno.
Il giorno seguente,infatti,quando mia zia andò a fare la
spesa,aprimmo la porta. Non capivamo:perché lei non voleva farci entrare in una
stanza vuota?
Entrammo per guardare meglio:accanto alla porta da cui eravamo entrate
ce ne era un'altra ;provammo ad aprirla, ma era chiusa.
<Se questa porta volete aprire,
la frase qui dietro dovete dire!>
Io girai il foglio e dissi ad alta voce:
<Noi in questa stanza entreremo,
anche se prove difficili supereremo.>
A questo punto io e mia sorella non volevamo più entrare,ma
la porta si aprì e ci risucchiò dentro.
Ci trovammo in una casa bellissima:era casa nostra. La nostra
camera era molto grande con un bellissimo letto a castello. C’era una porta:una grandissima cabina armadio con dei
bellissimi vestiti.
Poi la casa scomparve e ci trovammo perse in un bosco nel nulla.
Ad un certo punto ci trovammo davanti il mostro che sognavo
sempre da piccola.
Noi scappammo fino a quando il bosco scomparve.
Poi ci trovammo in un bellissimo giardino molto bello dove
venne nostra zia e mia sorella le disse:<Ti prego zia,riportaci a
casa!>.
Lei alzò gli occhi al cielo e ci svegliammo:non ci
ricordavamo nulla dell’ avventura appena
vissuta e credevamo che fosse stato solo un brutto sogno:non sapevamo che la zia era
una fata.
Alessia Pallacci
Alessia Pallacci
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