Salvatore Quasimodo nacque a Modica, in provincia di
Ragusa nel 1901 e trascorse la sua infanzia in vari paesi della Sicilia. Dal
1919 al 1926 visse a Roma e si laureò in ingegneria. Nel 1926 si trasferì a
Reggio Calabria. Nel 1929 si trasferì a Firenze e fu introdotto da suo cognato,
Elio Vittorini, nell’ambiente letterario e cominciò a pubblicare le sue poesie.
Nel 1930 pubblicò la sua prima raccolta: Acque e Terre. Nel 1932 si trasferì a
Genova e nel 1934 si spostò a Milano per dedicarsi interamente alla poesia. Nel
1941 iniziò ad insegnare letteratura al conservatorio. Nel 1959 vinse il Nobel per la letteratura e
Morì a Napoli nel 1968. Le opere di quasimodo spesso sono composizioni di complessa
interpretazione poiché la parola perde la sua funzione comunicativa per
assumere significati astratti ed ermetici. prevale la sintassi nominale e i
sostantivi al plurale e senza l'articolo contribuiscono a creare una ricercata
indeterminatezza. temi cari al poeta sono la Sicilia, l'infanzia, gli affetti:
il passato assume così contorni mitici, mentre forte resta l'insoddisfazione
per il presente. la dolorosa solitudine dell'uomo viene espressa attraverso un
lessico musicale e ricercato. dopo l'esperienza della guerra, quasimodo passerà
dalla corrente dell' ermetismo, ad un lessico più semplice. la poesia rivolge
il suo messaggio di pace e civiltà a tutti gli uomini con un linguaggio più
comprensibile diventando strumento concreto di impegno sociale.
Alle fronde dei salici
E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
Parafrasi
Come avremmo mai potuto comporre poesie con
l’occupazione straniera che ci pesava nell’animo, in mezzo ai morti abbandonati
nelle piazze sull’erba resa dura dal ghiaccio, sentendo i lamenti dei bambini,
innocenti come agnelli, il tremendo grido funebre della madre che andava
incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Anche le nostre cetre, i
simboli della nostra poesia, per un voto, stavano appese sui rami dei salici e
oscillavano lievemente al vento portatore di dolore.
Uomo del mio tempo
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t'ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t'ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Parafrasi
Uomo del mio tempo, sei del tutto simile all'uomo passato, colui che cacciava con la fionda e con le pietre. Ti ho visto, eri nell'aeroplano, con le ali cariche di bombe, nel carro armato, al patibolo e alle ruote di tortura. Si eri tu, con il tuo credo perfetto, dedito allo sterminio, senza amore e senza Dio. Tu hai accuso ancora una volta, come fecero gli avi prima di noi. Il sangue è lo stesso, ha lo stesso sapore ed odore del sangue del tradimento di Caino e Abele, quando l'uno uccise l'altro nei campi. E quella frase di tradimento, "Andiamo nei campi", giunge fino a te, fino alla quotidianità della tua giornata. Dimenticate o fogli del nostro tempo, le battaglie, le guerre combattute dai nostri predecessori. Le loro tombe ormai sono abbandonate e disperse nella cenere dell'oblio, e gli uccelli neri ed il vento oscurano il loro cuore.
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