Io sono una
ragazza di 13 anni che abito in Africa, in Senegal.
Lì i diritti umani non sono rispettati e i bambini vengono pagati pochissimo. Come i bambini del mio paese anche a me è toccata la stessa sorte.
Quando avevo 11 anni, io non andavo a scuola perché era troppo distante e, quindi restavo a casa ad aiutare un po’ la mamma la nonna e stavo con i miei 2 fratellini.
Avevo tanti sogni per la testa, da grande volevo fare la dottoressa così potevo combattere tutte quelle malattie che c’ erano, e volevo andare in Europa a studiare medicina e nonostante non potessi andare a scuola io ancora continuavo a sognare e a sperare che un giorno avrei potuto iniziare gli studi.
Un giorno, però, a casa arrivarono degli uomini che io non conoscevo ma a quanto pare i miei genitori sì, questi uomini si misero si misero a parlare con i miei genitori, io volevo ascoltare cosa dicevano, ma, non mi fu permesso, perciò mi nascosi dietro la porta e ascoltai tutto quello che dissero, incominciarono a parlare di soldi e ad un certo punto i miei genitori diedero loro il mio nome e cognome. Allora, lì mi spaventai. Avevo paura di quegli uomini che mi volevano portare via.
In quel momento, ripensai a tutti i miei amici lì vicino a casa che erano andati a lavorare per aiutare le famiglie ma i miei genitori non avevano problemi economici, almeno per quanto ne sapevo io.
Dopo che quegli uomini andarono via andai a chiedere ai miei genitori che cosa avevano detto quegli uomini e loro mi dissero che avevano dei problemi con i soldi e quindi mi dissero che avevano detto che dovevo andare a lavorare per quegli uomini, mi pagavano e così potevo andare a studiare medicina. Questo non era vero perché i soldi che avrei raccolto non sarebbero bastati per studiare e quindi dovevo darli ai miei genitori ma io non potevo ancora capirlo.
Io ero tutta contenta perché potevo realizzare il mio sogno e speravo che dopo qualche mesetto di duro lavoro potevo tornare dalla mia famiglia e cominciare gli studi.
Dopo qualche giorno andai da questi uomini che avevano degli edifici dove c’ erano moltissimi bambini che lavoravano, maschi e femmine, cucivano i palloni di cuoio a mano e quindi comincia a lavorare anch’io, era stancante ma non mi abbattevo perché sapevo che era per realizzare il mio sogno.
C’ erano tanti bambini che soffrivano, si davano da fare per portare a casa un po’ di soldi, per aiutare la loro famiglia.
Chi non lavorava come doveva o chi non ubbidiva veniva frustato, picchiato, legato e rinchiuso in una stanza tutta buia.
Erano tutti spaventati da quella stanza e i bambini non potevano contraddire il capo.
Io sono stata lì per 3 anni a lavorare, ho cercato di fuggire, ma mi hanno sempre ritrovata e mi hanno torturato e rinchiusa nella stanza. Io continuavo a pensare che prima o poi mi avrebbero portato a casa ma continuavano a passare giorni ma io a casa non ci ritornavo.
Dopo 3 anni di questa sofferenza, vidi mio padre, mia nonna, mia madre e i miei fratelli che durante la notte erano venuti a prendermi e così io scappai con i miei genitori e alla mia famiglia, arrivammo alle coste del Senegal a piedi e trovammo dei missionari europei che ci portarono con il traghetto in Albania. Durante il viaggio io ho raccontato tutto quello che era successo e che mi avevano fatto a mio padre e alla mia famiglia e così quando arrivammo in Albania, dopo 2-3 giorni, mio padre trovò una caserma di carabinieri mandarono dei controlli per far finire tutta questa storia. All'inizi’ riuscirono a far chiudere delle fabbriche ma ancora oggi ci sono in alcuni paesi persone che sfruttano i bambini.
In quel momento noi trovammo una casa abbandonata e provammo a chiedere se potevamo occupare questa casa e dissero di sì.
Così mettemmo a posto la roba e da allora continuammo a vivere lì.
Io andai a scuola e i miei fratelli andarono all’asilo, mio padre fortunatamente trovò un lavoro e mia madre insieme a mia nonna si occupavano della casa finché anche mia madre trovò un lavoro come commessa.
Così continuammo a vivere bene e felici, in famiglia.
Lì i diritti umani non sono rispettati e i bambini vengono pagati pochissimo. Come i bambini del mio paese anche a me è toccata la stessa sorte.
Quando avevo 11 anni, io non andavo a scuola perché era troppo distante e, quindi restavo a casa ad aiutare un po’ la mamma la nonna e stavo con i miei 2 fratellini.
Avevo tanti sogni per la testa, da grande volevo fare la dottoressa così potevo combattere tutte quelle malattie che c’ erano, e volevo andare in Europa a studiare medicina e nonostante non potessi andare a scuola io ancora continuavo a sognare e a sperare che un giorno avrei potuto iniziare gli studi.
Un giorno, però, a casa arrivarono degli uomini che io non conoscevo ma a quanto pare i miei genitori sì, questi uomini si misero si misero a parlare con i miei genitori, io volevo ascoltare cosa dicevano, ma, non mi fu permesso, perciò mi nascosi dietro la porta e ascoltai tutto quello che dissero, incominciarono a parlare di soldi e ad un certo punto i miei genitori diedero loro il mio nome e cognome. Allora, lì mi spaventai. Avevo paura di quegli uomini che mi volevano portare via.
In quel momento, ripensai a tutti i miei amici lì vicino a casa che erano andati a lavorare per aiutare le famiglie ma i miei genitori non avevano problemi economici, almeno per quanto ne sapevo io.
Dopo che quegli uomini andarono via andai a chiedere ai miei genitori che cosa avevano detto quegli uomini e loro mi dissero che avevano dei problemi con i soldi e quindi mi dissero che avevano detto che dovevo andare a lavorare per quegli uomini, mi pagavano e così potevo andare a studiare medicina. Questo non era vero perché i soldi che avrei raccolto non sarebbero bastati per studiare e quindi dovevo darli ai miei genitori ma io non potevo ancora capirlo.
Io ero tutta contenta perché potevo realizzare il mio sogno e speravo che dopo qualche mesetto di duro lavoro potevo tornare dalla mia famiglia e cominciare gli studi.
Dopo qualche giorno andai da questi uomini che avevano degli edifici dove c’ erano moltissimi bambini che lavoravano, maschi e femmine, cucivano i palloni di cuoio a mano e quindi comincia a lavorare anch’io, era stancante ma non mi abbattevo perché sapevo che era per realizzare il mio sogno.
C’ erano tanti bambini che soffrivano, si davano da fare per portare a casa un po’ di soldi, per aiutare la loro famiglia.
Chi non lavorava come doveva o chi non ubbidiva veniva frustato, picchiato, legato e rinchiuso in una stanza tutta buia.
Erano tutti spaventati da quella stanza e i bambini non potevano contraddire il capo.
Io sono stata lì per 3 anni a lavorare, ho cercato di fuggire, ma mi hanno sempre ritrovata e mi hanno torturato e rinchiusa nella stanza. Io continuavo a pensare che prima o poi mi avrebbero portato a casa ma continuavano a passare giorni ma io a casa non ci ritornavo.
Dopo 3 anni di questa sofferenza, vidi mio padre, mia nonna, mia madre e i miei fratelli che durante la notte erano venuti a prendermi e così io scappai con i miei genitori e alla mia famiglia, arrivammo alle coste del Senegal a piedi e trovammo dei missionari europei che ci portarono con il traghetto in Albania. Durante il viaggio io ho raccontato tutto quello che era successo e che mi avevano fatto a mio padre e alla mia famiglia e così quando arrivammo in Albania, dopo 2-3 giorni, mio padre trovò una caserma di carabinieri mandarono dei controlli per far finire tutta questa storia. All'inizi’ riuscirono a far chiudere delle fabbriche ma ancora oggi ci sono in alcuni paesi persone che sfruttano i bambini.
In quel momento noi trovammo una casa abbandonata e provammo a chiedere se potevamo occupare questa casa e dissero di sì.
Così mettemmo a posto la roba e da allora continuammo a vivere lì.
Io andai a scuola e i miei fratelli andarono all’asilo, mio padre fortunatamente trovò un lavoro e mia madre insieme a mia nonna si occupavano della casa finché anche mia madre trovò un lavoro come commessa.
Così continuammo a vivere bene e felici, in famiglia.
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